Storia di un impiegato

Gli H.O.T. Minds propongono uno studio-concerto, interamente eseguito dal vivo, basato sull’intreccio di musica e canzoni, poesie e racconti tratti da un concept-album di Fabrizio de Andrè.

A mezzo secolo dal Sessantotto, l’anno che cambiò il mondo contemporaneo, gli H.O.T. Minds portano sul palco Storia di un impiegato. Nove canzoni trasformate in un’opera rock nella quale il colore della musica è un variegato aspetto elettronico che si fonde con i suoni del mondo.

Questa opera si distanzia e travalica la scrittura degli album precedenti. È musica da guardare: sul palco corrono le immagini del Sessantotto mescolandosi a voci di strada, ai cortei di proteste, al sogno di chi andava a dormire pensando di potersi svegliare la mattina in un mondo nuovo. E questo sogno, il sogno di un mondo di pace, di fratellanza e di intelligenza, è ancora attuale.

Il nostro tempo ci fa credere che la felicità si possa comprare, ma una delle lezioni di questo concept è che il Potere si ricicla sempre e non cambia mai, che non ci sono poteri buoni. La perdita della memoria è il disastro di una civiltà.

Lo spettacolo vuole risvegliare quella speranza e quella bellezza che oggi sembrano svanire sempre più.

Oggi siamo disorientati perché sono cadute le ideologie, non ci sono più quelle religiose e son venute meno quelle laiche. Non sappiamo cosa fare e tutto diventa più complicato. Seneca diceva: non c’è vento favorevole per coloro che non sanno in che porto stanno andando. 

La storia di un impiegato ci ricorda che quel mondo di ideali e di speranza non era forse il migliore dei mondi possibili in cui vivere, ma era il migliore dei mondi conosciuti. Non ci si deve vergognare di cercare la felicità.